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Il 13 febbraio al MAXXI di Roma, a grande richiesta dopo la prima assoluta andata immediatamente sold out all’Extra Doc Festival, Ho rubato la marmellata – Vita di un artista politicamente scorretto, di Gioia Magrini e Roberto Meddi, il film dedicato alla vita di un artista e un uomo straordinario: Remo Remotti. Un uomo che in 90 anni di vita ha attraversato il Novecento, dall’infanzia nel fascismo agli anni Duemila, e che nel nuovo millennio ha conosciuto una fama da star underground presso un pubblico di giovanissimi. Un artista totale, noto al pubblico del cinema per le sue apparizioni folgoranti nei film di Nanni Moretti, che ha lavorato con Bellocchio, Scola, Loy, Verdone, Massimiliano Bruno e Francis Ford Coppola. Un poeta comico e spiazzante i cui monologhi e canzoni sono mandati tutt’ora a memoria da schiere di ragazzi. Un artista visivo che ha affiancato Mambor, Fontana, Vedova, Manzoni. Un uomo di vero spirito, per le risate che strappa ancora con i suoi paradossi che spiegano il senso dell’esistenza e di una felice, amorosa ricerca interiore.

Realizzando spettacoli in teatri off e centri sociali in cui declamava i suoi monologhi in bilico fra volgarità, follia, sfida alla morale comune, e ricerca spirituale del senso della vita. Il doc è prodotto da Prodotto da Federica Remotti per Ruvido Produzioni  in associazione con Istituto Luce Cinecittà e realizzato con il Sostegno della Regione Lazio- Fondo Regionale per il Cinema e l'Audiovisivo in collaborazione con Sky Arte HD.  “Io non mi considero un’eccezione. Ho fatto quello che ho sentito senza chiedere niente a nessuno. Se vuoi essere libero non c’è epoca o latitudine che tenga”, diceva Remotti. Ad accompagnare i suoi ricordi personali, tratti da filmati realizzati da Roberto Meddi nel corso degli anni, il documentario si avvale delle testimonianze di Michele Serra, del critico d’arte Gianluca Marziani, del regista Giampiero Solari, dell’attore e regista Massimiliano Bruno, nonché di quelle della moglie di Remotti, Luisa Pistoia, e della figlia Federica.

In un susseguirsi di ricordi e aneddoti, intessuti con brani dei suoi spettacoli teatrali e concerti dal vivo, e dal materiale d’archivio dell’Istituto Luce che restituisce l’atmosfera storica (in un campo/controcampo irresistibile di racconto ‘ufficiale’ e storia personale) e degli avvenimenti vissuti nel corso della vita dell’artista, entriamo nella traiettoria professionale e umana di un personaggio sopra le righe, curioso e disponibile, affamato di vita e pronto a ripartire in direzioni sempre diverse, per cercare di arrivare ogni volta un po’ più vicino a se stesso.

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LUCE CINECITTÀ

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